L’evoluzione dei motori areonautici

Quasi tutti i motori alternativi aeronautici sono del tipo a ciclo Otto a quattro tempi, ma non mancano (e non sono mancati) anche esempi di motori a due tempi ed a ciclo Diesel. Fin verso la fine della 1° guerra mondiale erano relativamente diffusi i motori rotativi, che garantivano una migliore refrigerazione poiché l’intero propulsore, durante il funzionamento, era in rapida rotazione.

Come sono fatti i motori aereonautici?

Gli inconvenienti derivanti dalle violente vibrazioni, dalle notevolissime forze centrifughe, e la quasi impossibilità di realizzare motori di elevata potenza portarono però alla successiva, incontrastata affermazione del motore di tipo classico, con banchi di cilindri in linea o con cilindri radiali (od a stella). I motori con cilindri in linea, detti anche semplicemente motori in linea, possono essere refrigerati ad aria o a liquido. La prima tecnica, seguita solo su propulsori di piccola e media Potenza (generalmente Inferiore ai 1000 CV), comporta l’impiego di cilindri dotati di un’estesa attrezzatura di raffreddamento: la refrigerazione a liquido utilizza invece radiatori per trasmettere all’aria il calore che acqua, o speciali miscele, sottraggono ai cilindri, circolando attorno ad essi in opportune camicie.

I motori a stella i cui cilindri sono disposti a raiglera attorno ad un carter, sono quasi esclusivamente raffreddati ad aria. I moderni motori a pistoni pertanto hanno raggiunto un notevolissimo grado di perfezione, ed una considerevole complessità.I rapporti di compressione non hanno tuttavia mal superato limiti troppo elevati e sono normalmente compresi attorno a 7: le cilindrate hanno raggiunto e superato gli 80 L mentre i giri al minuto sono stati generalmente contenuti sotto i 4000. Tra i tipi più comunemente oggi impiegati sono da ricordare i tipi in linea con banchi di cilindri contrapposti (a 4. 8. 8 cilindri), ed i tipi a stella e a doppia stella (rispettivamente con 5, 7, 9 e 10, 14. 18 cilindri).

Meno diffusi sono i motori ad un semplice banco di cilindri in linea, e praticamente scomparso il raffreddamento a liquido. La necessità di forti cilindrate, presupposto indispensabile per l’ottenimento di elevatissime potenze, ha portato alla comparsa di motori con banchi di cilindri a W, ad H e ad X in aggiunta al classico tipo a V, e di motori radiali del tipo a quattro stelle. I motori alternativi hanno raggiunto potenze massime attorno ai 3500 CV (valore che può essere considerato come limite praticamente non sperabile per il manifestarsi di gravissime difficoltà costruttive).

Consumo e accessori del motore

Il consumo di un motore a pistoni si aggira attorno al 200 g. di carburante (benzina a numero d’ottani compreso 44,80 e 150) all’ora per ogni CV di potenza erogato per lo stesso perfori il peso, dell’ordine degli 0.8 kg./CV per motori di piccola e media potenza, é sceso anche sotto 0.5 su motori particolarmente spinti. L’alimentazione può essere ottenuta mediante normali carburatori aspirati, ma si stanno sempre più diffondendo, soprattutto per motivi di sicurezza. Carburatori ad iniezione o addirittura l’Iniezione diretta del carburante nel cilindri, caratteristica comune a tutti i motori di potenza abbastanza elevata è l’impiego di un riduttore ad ingranaggi, che consente all’elica di ruotare a velocità minore (da in a 7/10) di quella del motore, raggiungendo cosi rendimenti pio elevati.

Molto diffuso, su tutti i motori di una certa potenza, é il compressore di sovralimentazione, che permette di compensare gli effetti della diminuzione di densità dell’aria che si riscontra salendo in quota. Questo compressore, generalmente di tipo centrifugo, azionato o direttamente dall’albero motore, o da una turbina alimentata dai gas di scarico, consento tanto di ottenere elevate potenze anche a quote di parecchie migliaia di m. quanto di erogare (sia pure per brevissimi periodi di tempo) potenze considerevolmente superiori a quelle normalmente fornite alle basse quote, con evidenti vantaggi per esempio, in decollo. Su alcuni grossi motori alternativi, denominati turbocompositi, l’energia contenuta nei gas di scarico viene utilizzata per far girare delle piccole turbine, la cui potenza viene trasmessa all’albero motore.

Cosa c’è da sapere sulla tracheotomia

In caso di ostruzione delle vie aeree superiori, dovuta a traumi facciali, tumori o fenomeni infiammatori, è necessario aprire un accesso alternativo per l’aria che deve raggiungere i polmoni.

ome si esegue una tracheotomia

Le tracheotomie programmate vengono eseguite sotto anestesia o sedizione generale. Il collo viene iperesteso all’indietro, per esporre le strutture della gola e consentire al chirurgo di recidere con la massima precisione. Innanzitutto, viene praticata un’incisione cutanea verticale, al di sotto della cartilagine tracheale e il tessuto muscolare e i vasi sanguigni sottostanti vengono riposizionati con cura per esporre la trachea. In condizioni normali, la pervietà della trachea é assicurata da anelli cartilaginei incompleti, che impediscono il collasso della via aerea.

Viene praticata un’apertura tra il terzo e il quarto anello, consentendo all’operatore di accedere senza danni al supporti cartilaginei. Quindi viene inserito un tubo endotracheale, fissato alle strutture del collo. Se l’apertura tracheale dovrà avere carattere permanente e non provvisorio, può essere rimossa una parte di cartilagine per creare una sede più stabile per il tubo. Le corde vocali si trovano immediatamente dietro le cartilagini tracheali, al di sopra del sito di incisione, ma per poter parlare, è necessario che l’aria transiti attraverso le corde e le faccia vibrare.

La tracheotomia in caso di emergenza

Alcuni tubi endotracheali contengono valvole di non ritorno, che consentono al paziente di inspirare attraverso il turbo ed espirare dalla bocca, inviando aria al polmoni senza ostacolare la fonazione. Se il paziente non è in grado di respirare autonomamente, può essere collegato un dispositivo di ventilazione meccanica che regoli il flusso gassoso da e verso i polmoni. Un intervento di tracheotomia é una procedura complessa e, pertanto. In situazioni di emergenza e di pericolo per la vita, è possibile ricorrere a una procedura più rapida, nota come cricotirotomia o cricotiroldotomla.

Si realizza un’incisione in posizione più alta, subito sotto la cartilagine tiroidea (pomo d’Adamo), che si aprirà direttamente nella trachea attraverso la membrana cricotiroldea. Questa procedura può essere eseguita con un oggetto appuntito e un tubo cavo. per esempio una cannuccia o l’involucro esterno di una penna. Tuttavia. Individuare il punto d’incisione esatto non è semplice e, senza avere conoscenze mediche, si rischia di perforare vasi sanguigni importanti, l’esofago o le corde vocali.

Gli stili architettonici nel mondo antico

Il termine stile non ha in architettura il carattere personale di un individuo o di una scuola artistica, ma è l’estrinsecazione del carattere unitario che informa le opere di tutto un popolo e di un’intera epoca storica. Lo stile è dovuto all’influenza della fede, dei costumi, degli istituti, del clima e dell’ ambiente sociale produttivo ed economico di un popolo:in sintesi, è la risultante di una determinata civiltà.

L’architettura egizia ed indiana

Lo studio analitico degli stili è compito della storia dell’arte. Lo stile egizio, per esempio, rappresenta, un insieme grandiosamente maestoso. Gli elementi portanti sono le colonne, i pilastri monolitici ed i muri a secco in pietra tagliata. La decorazione è meravigliosamente policromata, a fini disegni ed a rari bassorilievi. La colonna a sezione circolare, liscia, senza plinto, capitello a fior di loto. Tra le costruzioni caratteristiche ci sono sicuramente le piramidi. Devono la loro forma particolare allo scopo di sfidare il tempo: furono costruite secondo una misteriosa modulazione astronomica numerica.

Nello stile assiro ci sono, invece, costruzioni massicce ad ovviare la povertà del mezzo tecnico. Muratore in laterizi crudi e cotti, cementate con bitume e rivestite all’interno con lastre di pietra, pesantemente decorate di stucchi, smalti e pitture. Mezzi portanti: i pilastri in muratura collegati da archi e volte a tutto sesto costruite senza centine, a corsi orizzontali gradatamente rimpicciolentisi.Edifici a pianta rettangolare, andamento a terrazze, finestre solo verso cortile e coperture in travature di legno.

Lo stile indiano, invece, è fatto di grandi templi scavati nella roccia e all’aperto, in forma di piramide tronca terrazzata, simili a quelli delle civiltà pre-colombiane d’America ma, a differenza di questi, sovraccarichi di un ornato insurreggiante di linee intrecciate e interpuntate di simboliche stilizzazioni animali e vegetali. Suggestive le pagode con caratteristico tetto a più piani. La colonna indiana è di solito tozza a sezione circolare o prismatica poligonale, rastrematura sensibilissima, decorazione su tutto il corpo della colonna stessa. Sopra le colonne poggiano architravi la cui portata é diminuita da mensole frastagliate.

L’architettura nella grecia antica

Il periodo arcaico dell’architettura greca, invece, mostra le influenze dell’arte egizia e orientale nella struttura trilitica caratterizzata da due massicci piedritti e da un architrave oppure nelle grandi mura a secco. Talvolta l’architrave é sostituito da due pietre che, poggiando direttamente sui piedritti, formano un angolo più o meno acuto e, se ad intradosso tagliato a semicerchio, delineano la forma rudimentale dell’arco a due conci.

Molto probabilmente verso la fine di questo periodo si giunse alle forme classiche, ma essendo queste edificate in legno, non ne restano oggi tracce se non indirette. Infatti nei monumenti in pietra dell’età classica, i triglifi poggianti sull’architrave rappresentano le testate delle travi lignee di sostegno della soletta: l’accetto della cornice è il necessario sporgimento del tetto a due falde e così via con innumeri particolari.

L’importanza del metabolismo

L’insieme dei fenomeni e delle reazioni con cui si attuano sia il ricambio organico generale per il rinnovo dei materiali costitutivi dell’essere vivente, sia gli scambi energetici per mezzo dei quali l’energia chimica degli elementi e delle riserve organiche si trasforma nelle varie forme di energia liberata dagli esseri viventi.

Il metabolismo generico

La materia vivente, costituita da grossi complessi molecolari, va incontro incessantemente a fenomeni di ossidazione e di demolizione e contemporaneamente a fenomeni riduttivi e sintetici, in maniera che i suoi numerosi costituenti chimici sono continuamente rinnovati. Il metabolismo organico generale contempla da un lato le vie e l’entità dell’apporto del nuovi materiali, la loro assimilazione e le reazioni di sintesi con cui al giunge alla formazione dei complessi molecolari delle cellule, e dall’altro canto la demolizione dei composti organici e l’eliminazione delle scorie.

Nel soggetto adulto, in condizioni normali il bilancio del metabolismo organico è tale che vi è un pareggio tra l’entrata e l’uscita del diversi materiali. Invece nei giovani durante la crescita l’apporto deve essere maggiore della perdita, necessitando nuovi materiali per l’accrescimento corporeo. Al contrario nella vecchiaia e in condizioni patologiche si avrà un bilancio organico deleterio, con conseguente perdita di peso. Per metabolismo energetico s’intende la quantità di energia trasformata dall’organismo in un determinato tempo. L’energia impiegata è essenzialmente l’energia chimica degli aumenti trasformata in energia termica, per mantenere costante la temperatura corporea a 36.5 C° ed in energia meccanica per il lavoro muscolare.

Altri tipi di metabolismo

Il metabolismo energetico di un individuo varia entro limiti molto larghi in rapporto all’attività muscolare del soggetto, alla sua alimentazione e alla temperatura ambiente. Per metabolismo basale s’intende il minimo consumo energetico a digiuno e a riposo assoltilo compatibile con la vita. Esprime quindi la quantità d’energia necessaria per mantenere le funzioni indispensabili della vita (respirazione, circolazione. temperatura corporea). In condizioni normali il metabolismo basale dell’uomo adulto é pari a 40 grandi Calorie per ogni metro quadrato di superficie corporea e per ora ora (per complessive 1700-1800 Cal. per ogni 24 ore). In condizioni patologiche i valori del metabolismo basale variano: ad esempio, nell’ipertiroidismo basedowniano si ha notevole aumento del 7.1. basale.

Per metabolismo totale s’intende il consumo energetico complessivo delle 24 ore. Esso è ovviamente in rapporto con l’attività muscolare e con la temperatura ambientale ed inoltre con l’alimentazione in quanto l’ingestione d’alimenti, ed in specie di proteine, esalta il metabolismo (azione dinamica specifica degli alimenti). Conoscendo il valore energetico del diversi alimenti ed il valore del metabolismo totale di un soggetto, si può stabilire la razione alimentare a lui necessaria. Nella compilazione della razione alimentare si deve tener conto che in essa, glucidi, grassi e protidi devono essere giustamente equilibrati, mentre le sostanze inorganiche, l’acqua e le vitamine devono essere presenti nelle quantità necessarie ad equilibrare il ricambio organico generale.

Funzione renale: cosa c’è da sapere

Come avviene la filtrazione del sangue, fondamentale per la nostra sopravvivenza? I reni sono organi a forma di fagiolo, situati lateralmente a meta circa della schiena, immediatamente sotto la gabbia toracica, del peso 115-170 grammi l’uno, a seconda di dimensioni e sesso dell’individuo. Scopriamo insieme la funzione renale e le sue caratteristiche.

Caratteristiche dei reni

Solitamente, il rene sinistro é un po’ più grande del destro, e vista la grande efficienza di questi organi, anche chi nasce con un solo rene riesce a sopravvivere praticamente senza alcun problema di salute. Anzi, l’organismo funziona normalmente anche con una riduzione della funzionalità renale pari al 30-40 percento, che addirittura passa inosservata, a dimostrazione di quanto efficacemente i reni svolgano la loro opera di filtrazione dei prodotti di scarto, e anche d I mantenimento del livelli di minerali e della pressione corporea in tutto il corpo.

I reni lavorano in collaborazione con altri organi e ghiandole in diverse localizzazioni, per esempio l’ipotalamo, che contribuisce alla determinazione e controllo dei livelli idrici dell’organismo. Ogni giorno, i reni filtrano tra i 150 e i 180 litri di sangue, trasferendo però soltanto due litri di fluidi di scarto agli ureteri e quindi alla vescica perla successiva eliminazione.

Scarti e lavorazioni dei reni

Il principale prodotto di scarto è costituito dall’urea, un sottoprodotto delle proteine degradate per la produzione energetica, e da acqua, ed è noto come “urina”. I reni filtrano il sangue facendolo passa re attraverso una piccola unità funzionale detta nefrone. Ogni organo ne ha circa un milione, costituiti da glomeruli, piccole strutture capillari, e da un condotto di raccolta del l’urina detto tubulo renale. Ogni glomerulo vaglia le comuni cellule e proteine separandole dal sangue, trasferendo poi I prodotti di scarto al tubulo renale che, attraverso gli arderle convoglia l’urina nella vescica.

Oltre a effettuare questo processo di filtrazione, i reni rilasciano ormoni di importanza critica (eritroproteina, renana e calcitriolo) che stimolano la produzione di eritrociti, contribuiscono alla regolazione della pressione sanguigna e favoriscono, rispettivamente, la crescita ossea e la giusta concentrazione di minerali. Entrando in un rene, il sangue attraversa un nefrone, minuscola unità funzionale costituita da un sistema capillare e da un condotto per il trasporto dei prodotti di scarto. Insieme, eseguono la filtrazione del sangue, restituendolo pulito al cuore e ai polmoni, dove avviene la riossigenazione e la rimessa in circolo, e inviando il materiale da espellere alla vescica.

La teoria di Charles Darwin

Darwin riprese le teorie evolutivi pubblicando nel 1890 la sua opera fondamentale On the origin of species by means of natural selection. Durante un viaggio in Patagonia Darwin fu colpito dal fatto che nell’America Meridionale non si trovino ovunque le medesime specie, ma, procedendo da N a S, si succedono forme diverse, benché strettamente affini, fa stessa osservazione vale per le specie vissute in un territorio in tempi successivi: sono mollo simili, ma diverse, e fra quelle trovate nei terreni più antichi e le odierne ci sono passaggi graduali.

La nascita della teoria di Darwin

Notò inoltre che nelle isole vivono forme non identiche a quelle del continente (cioè specie diverse ma molto vicine fra loro). Tutto ciò lo convinse del trasformismo delle specie ed egli si dedicò alla ricerca della spiegazione e delle cause dell’evoluzione, che ritenne di poter riportare a due fattori principali: la lotta per la vita e la selezione naturale. La prima scaturisce dal fatto che il numero degli individui delle singole specie é tale che se tutti sopravvivessero, la Terra non avrebbe fonti sufficienti per il loro sostentamento.

Di qui una lotta dalla quale escono vittoriosi gli individui più forti e più idonei a vivere in quelle determinate condizioni ambientali. Si opera così una selezione naturale analoga a quella artificialmente attuabile in botanica e zootecnia per ottenere esemplari pregiati. Nelle diverse generazioni, attraverso questa selezione naturale, affiorano caratteri nuovi che rendono il soggetto più idoneo alla lotta per la vita. Secondo Darwin la comparsa di questi nuovi caratteri, che porterà attraverso infinite generazioni a nuove rane e a nuove specie, è resa possibile dalle cosiddette variazioni fluttuanti o statistiche. Queste variazioni sono giri presenti nel germe e spiegabili con le diverse condizioni ambientali nelle quali il germe è maturato.

Verità e dubbi sulla teoria di Darwin

Nelle successive generazioni la variazione si ripete sempre nello stesso senso, il quale è appunto quello conducente a caratteristiche che permettono urta più valida lotta per la vita. Secondo il concetto di Darwin l’evoluzione é appunto volta a produrre a più elevata organizzazione. Riportabile a tale concezione del fine della selezione naturale è anche la teoria darwiniana della scelta sessuale. Il Darwin ritenne che nella lotta per la vita vincano, e si riproducano, solo i maschi che hanno caratteristiche gradite alla femmina. Compaiono così i caratteri sessuali secondari e si stabiliscono le maggiori differenze morfologiche tra gli esemplari dei due sessi. Le teorie del Darwin furono sottoposte ad una severa critica.

Si obiettò che il Darwin ritiene la natura capace di eseguire una vera scelta, per cui nella lotta per la vita sopravvivono sempre gli individui che permettono l’evoluzione verso forme più organizzate; si attua cioè una cernita analoga a quella che fa l’allevatore destinando alla riproduzione solo gli esemplari più pregiati. In realtà si vede che in natura multo è affidato al caso e che sovente la mortalità e più elevata tra le razze più prevale. Criticata anche la tenda delle variazioni fluttuanti: Infatti si è osservato che tali variazioni sono troppo piccole per portare a qualche vantaggio nella concorrenza vitale. Inoltre trattasi di variazioni somatiche e nette reversibili e non trasmissibili.

Fisiologia dell’apparato respiratorio

Anatomicamente e funzionalmente, l’apparato respiratorio è foggiato in maniera da rendere possibile la respirazione esterna, permette cioè scambi gassosi con l’ambiente esterno, liberando il sangue dall’anidride carbonica e caricandolo di ossigeno. Questi scambi gassosi avvengono a livello degli alveoli polmonari. Ad essi l’aria é convogliata dall’esterno attraverso le vie aeree superiori ed inferiori.

Com’è fatto l’apparato respiratorio?

La tortuosità, il rivestimento mucoso interno di queste vie, con cellule secernenti muco ed in alcuni punti provviste di ciglia hanno significato di riscaldare la corrente respiratoria e di arrestare le impurità in essa eventualmente contenute. L’aula non potrebbe diffondersi spontaneamente dall’esterno sino agli alveoli polmonari, per cui esistono meccanismi muscolari che, espandendo ritmicamente i polmoni, rendono possibile un afflusso ed un efflusso d’aria. Per ventilazione polmonare si intende appunto l’effetto dell’alterno dilatarsi e restringerai della cavità toracica in cui sono collocali i polmoni. Inspirazione é della la fase dilatatoria: espirazione la fase di restringimento.

Come funziona la respirazione?

I movimenti del torace sono l’espressione esteriore della meccanica respiratoria. Nell’inspirazione per lo spostamento delle costole verso l’alto e lateralmente per l’innalzamento dello sterno, per l’abbassamento del diaframma si ha un aumento di tutti i diametri della gabbia toracica. Ciò porta a diminuzione della pressione alla superficie esterna del polmone, che per la sua elasticità, si espande permettendo penetrazione di aria dall’esterno. Da ciò deriva che nella meccanica respiratoria i polmoni hanno un comportamento passivo di fronte all’azione attiva dei muscoli respiratori. L’espirazione è prevalentemente passiva: lo stato di tensione elastica in cui si trova il polmone alla fine dell’inspirazione tende a riportare li viscere alle forma e alle dimensioni proprie dello stato di riposo. Nella meccanica respiratoria ha grande importanza la pressione intra-pleurica.

Aderenze pleuriche inibiscono questo normale meccanismo; anche la penetrazione nel cavo pleurico di aria o di liquidi annullano la pressione negativa intrapleurica e collassano il polmone, sopprimendone l’attività respiratoria. In condizioni normali, i movimenti del respiro sono regolati dal centro del respiro situati nel pavimento del IV ventricolo. I centri bulbari del respiro sono 4: due inspiratoti e due espiratori. L’attività dei centri del respiro si manifesta per via riflessa per mezzo di eccitamenti afferenti, viaggianti lungo le fibre del vago e provenienti dalla stessa superficie polmonare. In altre parole la distensione dei polmoni promuove impulsi afferenti che trasmessi lungo i vaghi giungono al centri respiratori, dai quali si dipartono gli stimoli offerenti per respirazione; all’opposto l’afflosciamento polmonare provoca impulsi afferenti per l’attività dei centri inspiratori.

L’evoluzione e i cambiamenti

L’evoluzione è la teoria secondo la quale le specie non sono immutabili, ma in continua trasformazione: le specie oggi viventi sono il risultato delle modificazioni subite da quelle vissute in altri tempi e soggette a cambiamenti di piccola entità ma numerosi e vari daranno origine alle specie del futuro.

Le prime teorie evoluzioniste

L’ipotesi evoluzionista è stata suggerita dagli studi fatti in diverse branche delle scienze biologiche, soprattutto dalla botanica e zoologia sistematiche, dall’anatomia e fisiologia comparate, dalla biochimica, dall’embriologia e dalla paleontologia. La genetica. dal canto suo, fornisce una spiegazione dei meccanismi evolutivi. Da molto tempo, i botanici e gli zoologi sistematici sanno che le specie si riuniscono in gruppi in ciascuno dei quali esiste un unico piano di organizzazione. Le strutture delle diverse specie rappresentano una gamma di variazioni di un motivo fondamentale ed è naturale pensare che siano derivate da un tipo ancestrale comune, appunto per evoluzione.

L’anatomia comparata conferma questi dati con altre osservazioni di carattere morfologico. La fisiologia e la biochimica comparate forniscono altre prove rivelando nelle specie alani comportamenti e caratteri molto più sbolli che tra specie di gruppi diversi. Per esempio le emoglobine di animali dello stesso genere presentano differenze molto piccole: quelle di animali appartenenti alla stessa famiglia, allo stesso ordine, presentano differenze maggiori. Le affinità biochimiche, in generale, sono in accordo con le somiglianze di forma e di struttura: anch’esse suggeriscono un’evoluzione, cioè una serie di cambiamenti a partire da una forma ancestrale comune.

L’evoluzionismo moderno

Studiando l’embriologia ci si accorge che nell’ambito di un tipo le prime fasi dello sviluppo sono molto simili in tutte le specie. L’esempio più noto è quello dell’organo respiratorio dei Vertebrati. In tutte le classi, dai Pesci ai Mammiferi, durante i primi stadi si formano gli abbozzi delle branchie: nei Pesci, nel Ciclostomi e negli Anfibi esse continuano a svilupparsi, mentre nei Rettili, negli Uccelli e nei Mammiferi regrediscono più o meno velocemente. Gli esempi possono moltiplicarsi, sia rimanendo fra i Vertebrati, sia considerando altri tipi. Sempre tra i Vertebrati, lo sviluppo del cuore, dello scheletro, della muscolatura inizia in modi molto simili per divergere negli stadi più avanzati.

Queste osservazioni suggeriremo a Muller e Haeckel la famosa osservazione, nota come legge biogenetica. Ma le prove più convincenti all’ipotesi dell’evoluzionismo provengono dalla paleontologia. Essa ci dice che nei tempi geologici passati sono vissute specie vegetali e animali diverse da quelle attuali. che in generale sono dl origine molto recente. La maggior parte delle forme più antiche si è estinta, man mano che comparivano altre forme, le quali a loro volta sono scomparse lasciando il posto ad oltre ancor più recenti. Inoltre, esaminando gli organismi in ordine di comparsa sulla terra ci accorgiamo che i più antichi sono i più diversi dalle specie odierne e che le forme e le strutture si sono modificate a poco a poco.