teoria charles darwin

La teoria di Charles Darwin

Darwin riprese le teorie evolutivi pubblicando nel 1890 la sua opera fondamentale On the origin of species by means of natural selection. Durante un viaggio in Patagonia Darwin fu colpito dal fatto che nell’America Meridionale non si trovino ovunque le medesime specie, ma, procedendo da N a S, si succedono forme diverse, benché strettamente affini, fa stessa osservazione vale per le specie vissute in un territorio in tempi successivi: sono mollo simili, ma diverse, e fra quelle trovate nei terreni più antichi e le odierne ci sono passaggi graduali.

La nascita della teoria di Darwin

Notò inoltre che nelle isole vivono forme non identiche a quelle del continente (cioè specie diverse ma molto vicine fra loro). Tutto ciò lo convinse del trasformismo delle specie ed egli si dedicò alla ricerca della spiegazione e delle cause dell’evoluzione, che ritenne di poter riportare a due fattori principali: la lotta per la vita e la selezione naturale. La prima scaturisce dal fatto che il numero degli individui delle singole specie é tale che se tutti sopravvivessero, la Terra non avrebbe fonti sufficienti per il loro sostentamento.

Di qui una lotta dalla quale escono vittoriosi gli individui più forti e più idonei a vivere in quelle determinate condizioni ambientali. Si opera così una selezione naturale analoga a quella artificialmente attuabile in botanica e zootecnia per ottenere esemplari pregiati. Nelle diverse generazioni, attraverso questa selezione naturale, affiorano caratteri nuovi che rendono il soggetto più idoneo alla lotta per la vita. Secondo Darwin la comparsa di questi nuovi caratteri, che porterà attraverso infinite generazioni a nuove rane e a nuove specie, è resa possibile dalle cosiddette variazioni fluttuanti o statistiche. Queste variazioni sono giri presenti nel germe e spiegabili con le diverse condizioni ambientali nelle quali il germe è maturato.

Verità e dubbi sulla teoria di Darwin

Nelle successive generazioni la variazione si ripete sempre nello stesso senso, il quale è appunto quello conducente a caratteristiche che permettono urta più valida lotta per la vita. Secondo il concetto di Darwin l’evoluzione é appunto volta a produrre a più elevata organizzazione. Riportabile a tale concezione del fine della selezione naturale è anche la teoria darwiniana della scelta sessuale. Il Darwin ritenne che nella lotta per la vita vincano, e si riproducano, solo i maschi che hanno caratteristiche gradite alla femmina. Compaiono così i caratteri sessuali secondari e si stabiliscono le maggiori differenze morfologiche tra gli esemplari dei due sessi. Le teorie del Darwin furono sottoposte ad una severa critica.

Si obiettò che il Darwin ritiene la natura capace di eseguire una vera scelta, per cui nella lotta per la vita sopravvivono sempre gli individui che permettono l’evoluzione verso forme più organizzate; si attua cioè una cernita analoga a quella che fa l’allevatore destinando alla riproduzione solo gli esemplari più pregiati. In realtà si vede che in natura multo è affidato al caso e che sovente la mortalità e più elevata tra le razze più prevale. Criticata anche la tenda delle variazioni fluttuanti: Infatti si è osservato che tali variazioni sono troppo piccole per portare a qualche vantaggio nella concorrenza vitale. Inoltre trattasi di variazioni somatiche e nette reversibili e non trasmissibili.